Vi divertire a giocare con i vostri figli? #giocareinsieme

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Una delle attività che le mie figlie amano fare con me, ma anche con il loro papà è giocare.

Credo che lo considerino un modo per  sentirsi importanti perché, dedicandogli il nostro tempo, diamo loro l’attenzione che tutti i bambini richiedono ad un genitore o ad un adulto soprattutto dopo una giornata passata fuori casa.
giocare con l'acquaPersonalmente, quando mi trovo a giocare con le mie figlie, amo fare dei giochi nei quali sono coinvolta in prima persona, dove posso esprimermi o insegnare loro qualcosa (e questo è forse il momento migliore perché vivono l’insegnamento come un gioco e non come un’imposizione) ma spesso mi trovo ad essere “obbligata” a fare dei giochi che mi annoiano o perché sono la riproduzione dei loro cartoni animati preferiti, o perché sono giochi di imitazione di quello che hanno vissuto a scuola o all’asilo. Loro probabilmente si divertono pure, ma invece quello che ottengono da me è una mamma poco partecipe, che si distrae facilmente e che spera che il gioco finisca presto per poter passare ad altre attività. Questo avviene perché a giocare in questo modo io mi annoio e questo, non essendo compreso da loro, le fa arrabbiare perché invece mi vorrebbero tutta per loro e soprattutto che mi divertissi esattamente come loro.

Per l’adulto un gioco poco “coinvolgente” vuol dire ridurre la quantità di tempo da dedicare a questa attività con il proprio figlio, vuol dire distrarsi, ma soprattutto diminuire la qualità del tempo speso insieme.

Però questo è ovviamente il punto di vista solo dell’adulto, il bambino questa nostra insofferenza non la vive, per lui il momento del gioco con il genitore è un momento speciale, un momento dove la mamma o il papà sono totalmente a loro disposizione e non si rendono conto del sacrificio che l’adulto sta compiendo per loro.

Personalmente appena posso cerco di spostare il gioco su qualcosa di concreto, creativo in modo che entrambe possiamo fare qualcosa mettendoci “le mani” e quindi quando Pupa mi chiede a cosa voglio giocare le propongo di disegnare, oppure di colorare (questo in realtà più alla Sorellina) oppure di fare insieme un gioco di società o con le carte in modo che tutte e due possiamo essere parte attiva di questo tempo speso insieme.
legoSpesso la mia richiesta non viene accettata perché, soprattutto quest’anno che ha iniziato la scuola, lei desidera fare dei giochi o delle attività che la aiutino a sfogarsi dopo la giornata passata sui banchi e così trovare il compromesso non è sempre facile.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di prendere parte alla presentazione della nuova collezione Mandala di Sabbiarelli e ho scoperto una parte di questo gioco che forse in precedenza mi era sfuggita che è proprio il poterli considerare un gioco anche da adulti.
mandala sabbiarelliI Sabbiarelli sono entrati a casa nostra un Natale di un paio di anni fa perché avendo Pupa una forte passione per il disegno quando ho visto questo prodotto ho pensato che le sarebbe piaciuto molto oltre che aiutarla nello sviluppo della sua parte creativa.

E non mi ero sbagliata perché nel giro di poco tempo ha esaurito tutti i disegni contenuti nella confezione, con conseguente richiesta di poterne avere degli altri.

Io invece come mamma avevo un altro tipo di problema: ogni volta che iniziava un disegno, pur usando il vassoio contenuto nella confezione, mi trovavo sabbia un po’ dappertutto! Solo poi ho capito che molto probabilmente dipendeva più che altro dal fatto che non puliva bene il disegno e quindi rimaneva della sabbia che lei spargeva per casa quando lo portava in giro per mostrare il suo capolavoro!

Con questo post ho voluto seguire il consiglio di Sabbiarelli che in occasione della presentazione dell’album dei Mandala di Mathilda Stillday ha creato l’hashtag #giocareinsieme e questa è la mia personale riflessione su cosa voglia dire per un genitore come me giocare insieme alle mie bambine.

giocare insieme “..non fermiamo la fantasia. Con la fantasia si può fare il più spettacoloso viaggio che sia consentito ad un essere umano…”

(Walt Disney)

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