L’insofferenza di fine anno

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Questa prima fase della vita di Pupa si è definitamente conclusa, e anche negli ultimi giorni qualche segno d’insofferenza Pupa l’ha mostrato. Complice forse il fatto che sono stati giorni accompagnati da un po’ di malessere o dal fatto che, soprattutto gli ultimi due giorni, lei era la sola “grandona” presente in classe.

scuola-maternaQuello che mi è sembrato di percepire è che forse, in questo ultimo periodo, il divertimento dei primi anni se ne sia andato per lasciare spazio alla noia e all’insofferenza.

E’ anche vero che i bambini “grandi” (cioè quelli di 5/6 anni) erano veramente pochi e questo secondo me ha avuto il suo peso sullo svolgimento delle attività.

Di sicuro le attenzioni nei loro confronti quest’anno erano ridotte rispetto agli anni passati proprio perché “grandi” e questo probabilmente a Pupa un po’ è pesato.

Pensavo che questa fase, tipica dell’ultimo anno di asilo e della quale mi avevano parlato le mie amiche mamme, noi non l’avremmo attraversa in virtù del fatto che lei è più piccola rispetto ai bambini dell’ultimo anno.

Invece, eccole qui l‘insofferenza e la noia, si sono presentate e hanno deciso di bussare anche alla nostra porta.

Attraversare questa fase ha voluto dire iniziare le giornate con una battaglia che cominciava già tra le lenzuola quando mi avvicinavo a lei per farle da sveglia, e in risposta ottenevo una fase di uscita dal letto lunghissima, che non migliorava nemmeno provando ad anticipare la sveglia perché quello che creava “ritardo” era il tempo di sonno-veglia che lei passava nel letto prima di riuscire a farle mettere i piedi sul pavimento.

Quando finalmente questa prima fase della battaglia la vincevo io, si passava a quella successiva e cioè la colazione: tempi lunghissimi per mangiare una brioche o dei biscotti, per bere una tazza di latte o uno yogurt e a niente servivano i miei continui richiami per cercare di accelerare i tempi.

Vogliamo parlare poi del momento in cui ci si doveva preparare per uscire?

Continuo ostruzionismo!

Io credo che questa fase che abbiamo attraversato sia stata un misto di stanchezza e noia verso la scuola dell’infanzia, gelosia verso la sorella e in parte anche paura verso l’ignoto che la scuola elementare può rappresentare.

asilo

E così, anche se le nostre giornate in quest’anno spesso sono iniziate cariche di nervosismo, io ho cercato di fermarmi a riflettere sul perché di certi atteggiamenti e sono giunta alla conclusione che molto sia dipeso dalla paura di “crescere”, dal rendersi conto che si stava per concludere una prima fase della sua vita, quella che ancora ci lascia in una sorta di limbo, perché serve per la socializzazione e pone le basi di una prima autonomia, ma è la seconda fase quella più importante, quella dove per la prima volta si è meno protetti perché l’ingresso alla scuola elementare segna una crescita importante per il bambino, ma anche per la mamma che deve imparare ad approcciarsi sia con il proprio figlio che con l’istituzione scuola in maniera differente, e deve anche rendersi conto, che queste battaglie non sono niente rispetto a quelle che la vita nei prossimi anni, la chiamerà ad affrontare.

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