L’inserimento prolungato all’asilo..il mio punto di vista

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I bamboccioni nascono all’asilobr /Le follie dell’inserimento all’italiana

Ho letto questo articolo ed essendo noi in pieno inserimento, posso tranquillamente dire che non lo condivido per niente.

Credo sia giusto assecondare anche i tempi dei bambini, perchè iniziare l’asilo è per loro una tappa importante che deve essere vissuta con i tempi e le modalità corrette. Del resto noi adulti non ci lamentiamo sempre quando rientriamo dalle vacanze e siamo costretti a riadattarci ai ritmi lavorativi in un colpo solo?

Non sarebbe meglio se potessimo farlo in maniera graduale?

Io credo di si.

Sarebbe sicuramente uno shock minore per tutti e sto parlando di persone adulte.

L’inserimento così lungo mira proprio a questo: far adattare i bimbi ad una nuova realtà senza creargli dei traumi, senza spezzare troppo velocemente la loro routine.

Non credo che questo voglia dire generare dei “bamboccioni” anzi, credo voglia dire riconoscere l’importanza di questo momento non solo da parte della famiglia d’origine ma anche e soprattutto dalla nuova realtà che li sta accogliendo!

Io come mamma sto soffrendo perché ho vissuto in toto solo i primi giorni di questa fase della vita di mia figlia e poi sono stata costretta a demandare il resto alla nonna perché, lavorando, non posso continuare a chiedere permessi per accompagnarla e andarla a prendere.

Il mio dispiacere nasce dal fatto che piu lei crescerà e più questi momenti aumenteranno proprio perché la sua autonomia aumenterà e, come madre, so che non sarò con lei in molti momenti in cui vorrei esserci. Questa è la prima tappa importante nella vita dei nostri bambini, il primo passo verso la loro autonomia che DEVE essere accompagnata dai genitori e NON deve essere vissuta come un problema perché toglie spazio al lavoro.

Il lavoro oggi c’è e domani non c’è più per mille motivi, i figli invece ci sono e ci saranno sempre e se si è deciso di metterli al mondo bisogna affrontare insieme a loro tutte le fasi della vita.

Voi cosa ne pensate?

 

Discussion6 commenti

  1. Importantissimo l’inserimento ed importantissimo affrontarlo insieme. Eh si, perche’ l’inizio di una nuova fase della vita dei nostri figli, e’ un inizio anche per noi. Il distacco, il vederli crescere, il dover riprogrammare tutto, sono momenti non sempre facili da affrontare. Non ho letto l’articolo di cui parli, ma forse era solo un po’ di ironia, per quei inserimenti che a volte, iniziano ora e finiscono a Natale. Se mi indichi la fonte dell’articolo, mi piacerebbe guardarlo. Per noi, l’anno scorso, c’e stato l’inserimento al nido. Una settimana in tutto, dove sia io che il mi bimbo, ci siamo abituati alla nuova routine. E’ stato importante…..soprattutto per me, che il primo giorno, non riuscivo a non sbirciare da lontano!!!!! :-))))

  2. Sono pienamente d’accordo con te. L’inserimento è una fase importante e deve essere fatto con i tempi giusti, in base a quelli di ogni bambino. Il bambino se forzato può viverlo male e decidere di non volerci andare più o comunque facendo molti capricci. Tanti auguri per la tua piccola, ciao.

  3. Laura, sono d’accordissimo con te. E poi sono anche un po’ stufa di chi dice che una volta era tutto più bello, e fuori dall’Italia va tutto meglio…I figli ci sono e ci saranno sempre: hai proprio ragione. Al massimo dovrebbero essere le aziende un po’ più flessibili, creando permessi speciali per gli inserimenti.
    In bocca al lupo per il vostro inserimento! Noi iniziamo il 2 ottobre…

  4. Secondo me le questioni in gioco sono molte e comunque il fatto che anche tu per motivi di lavoro sei costretta a delegare la nonna per l’inserimento di tua figlia pone la questione: e chi non ha la nonna? chi non può permettersi la baby sitter, oppure per pagarsela sacrifica parte delle vacanze con i propri figli? Gli inserimenti così lunghi (io ne critico la lunghezza – chi è costretto a iniziarlo a ottobre… rimane di fatto in gioco 2 mesi.. – non l’importanza)sono davvero così necessari? A me gli incontri col pedagogista che li ha motivati non hanno convinto. Nè il passato nè quanto avviene all’estero sinceramente mi fanno impazzire (anzi), a me preoccupa il presente, dove c’è poco spazio per una reale integrazione tra famiglia e progetti formativi, in un mondo chè è cambiato.

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