Cronaca di una notte difficile

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Questa notte è stata impietosa con me e adesso mi sento uno straccio.

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Cosa è successo di diverso dal solito?
Niente come ogni notte mi sono svegliata dopo poche ore che avevo preso sonno e mi sono alzata per fare la pipì. Quando sono tornata a letto per cercare di riaddormentarmi sono stata colta da un forte dolore alla testa che non trovava pace in nessuna della posizioni che ultimamente mi risultano più comode.
Allora ho iniziato ad alzarmi e alzandomi la testa smetteva di pulsare e io, che per prendere una medicina devo stare proprio male, temporeggiavo all’idea di prendere una Tachipirina, pensando che, se stando in posizione eretta il dolore passava, potevo provare a dormire seduta (si so cosa state pensando, questa non è tanto normale e non è che vi sbagliate poi tanto…) così ci ho provato, ma i risultati ottenuti erano veramente pochi.
Allora ho iniziato a camminare per casa, ho acceso le pale che abbiamo in camera da letto perché nel frattempo tutto questo movimento mi aveva fatto venire un gran caldo, ma niente tutto mi dava fastidio e non mi permetteva di riprendere sonno.
Dopo l’ennesima passeggiata, mi sono fermata in sala, mi sono seduta sul divano e ho cerato di prendere sonno. Risultato ottenuto? Nessuno, il dolore non se ne andava e così ho ceduto al farmaco e sono andata alla sua ricerca.
Però se partiamo dal presupposto che già di per se la Tachipirina non ha un grosso effetto e che io avrei voluto che il dolore mi lasciasse nell’istante stesso in cui ho ingerito la pastiglia, potete immaginare come mi sentissi.
Finalmente il mio corpo ha trovato un po’ di pace e mi sono nuovamente seduta sul divano, perché quello mi sembrava il posto dove stavo meglio.
E ho deciso di provare a fare quello che più volte mi è capitato nel corso delle notti movimentate che questa gravidanza mi ha regalato, ho iniziato a pensare al prossimo post da scrivere e l’idea mi è venuta quando alle tre passate ho sentito una macchina che si fermava davanti a casa e dopo pochi minuti il cancello del nostro portone si apriva e mi sono detta, sei proprio diventata vecchia, sei qui a soffrire su un divano quando invece qualcuno alla stessa ora sta tornando a casa probabilmente dopo una serata di “folleggiamenti”.

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